Discussione:
A proposito di Zapatero
(troppo vecchio per rispondere)
MauroM
2004-10-30 22:41:53 UTC
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Ciao a tutti,
Da qualche parte sul ng qualcuno ha dato del vigliacco a Zapatero. A parte
che vigliacco è una parolo ridicola da usare in politica comunque
vigliacco è chi manda a morire i soldati per gli interessi degli altri
paesi. Forse Zapatero non doveve anticipare rispetto alle sue
dichiarazioni pre-voto, però aveva ragione. L'iraq rimane un paese
occupato militarmente da una potenza straniera, e per lui la spagna non
doveva essere complice di questo crimine. Io ritengo che Zapatero sia il
più grande politico attuale. Vi allego un resoconto del suo operato:

Spagna rovesciata Dalla A di Aznar alla Z di Zapatero

Viaggio in un paese nuovo dove tutto cambia molto in fretta/1
La grande sfida La rivoluzione in politica estera inizia con il ritiro
delle truppe dall'Iraq. Il coraggio di andare contro i tradizionali veti
cattolici
MAURIZIO MATTEUZZI
INVIATO A MADRID
La Spagna è ancora in pieno Zapa-boom e la primavera spagnola sembra
continuare imperterrita, nonostante le prime piogge e i primi freddi di
Madrid ricordino che siamo ormai in autunno e che sono già passati sei
mesi. Sei mesi dal discorso di investitura del 15 aprile alle Cortes,
sette dalla sorprendente vittoria socialista nel voto del 14 marzo. Sei
mesi in cui la Spagna non è più la stessa. E' cambiata dalla A alla Z.
Dalla A di Aznar, alla Z di Zapatero.

In sei mesi, José Luis Rodríguez Zapatero ha colpito duro e veloce,
approfittando dello stato confusionale in cui è caduto e si trova ancora
il Partido Popular di un José Maria Aznar che schiuma rabbia ma è
fuorigioco e di un Mariano Rajoy, l'uomo che doveva succedergli alla testa
del partito e del governo, che non sa bene che gioco deve giocare.

Dalla A alla Z.

In politica internazionale: il ritiro-choc dei 1300 soldati spagnoli
dall'Iraq; l'ostentato distacco dall'accoppiata anglosassone Bush-Blair e
il ritorno di fiamma con il duo Chirac-Schroeder, il corazón
franco-tedesco dell'Unione europea; il cambio di politica verso Cuba, con
l'abbandono della «inefficace» linea muro-contro-muro, e verso il Sahara
occidentale, con il riavvicinamento al Marocco e il quasi-abbandono
(purtroppo) dei poveri saharawi del Polisario che essendo i più deboli
pagano il conto; il protagonismo assunto, non casualmente attraverso
l'Onu, nel lancio di una Alianza contra el hambre, a fianco di Lula e
Chirac, e nella proposta di una Alianza de civilizaciones fra l'occidente
e il mondo arabo-islamico contro la guerra di civiltà e il terrorismo che
l'alimenta.

Diritti umani e civili

Nel campo dei diritti umani e civili, la virata è stata altrettanto rapida
e clamorosa: riviste e ampliate le leggi sul divorzio e sull'aborto,
presentata una legge «integrale» contro la violenza sulle donne che in
Spagna è particolarmente sanguinosa, confermata la «discriminazione
positiva» di genere (in un certo senso applicata per primo in un governo
nel quale 8 dei 16 ministri sono signore e signorine), fino all'ormai
famosa legalizzazione ed equiparazione dei matrimoni gay, con tanto di
diritto di adozione, che ha convertito una Spagna tradizionalmente macha
nel terzo paese al mondo, dopo Olanda e Belgio, a «farla finita con secoli
di discriminazioni» contro i «culattoni» che non piacciono ai Tremaglia e
tremaglioni vari nonché (almeno ufficialmente) alla chiesa cattolica.

Anche nel terreno minato della memoria, che qui in Spagna vuol dire la
ferita mai cicatrizzata della guerra civile del `36-'39, qualcosa si è
mosso, sia pure tardivamente e simbolicamente, sull'onda di una pressione
che viene insieme dagli ormai sempre più radi sopravissuti di quell'orrida
mattanza ma anche (bizzarrie della storia che presenta prima o poi i conti
non fatti) dai giovani - che, come nel caso di Zapatero il cui nonno fu
fucilato dai franchisti, sono ormai come minimo i nipoti delle vittime - e
dagli storici che sfornano libri in quantità impressionante («uno al
giorno», dicono) su un argomento fino a poco tempo fa tabù. Quasi
trent'anni dopo la morte di Franco - novembre `75 - il tacito e crudele
patto del silenzio, fondato sul binomio «amnistia-amnesia», è saltato. Si
scopron le tombe dei rossi e repubblicani e pur se i morti non si possono
levare e dopo 60 o 50 anni fare un minimo di giustizia appare difficile,
almeno si può seppellirli decentemente e ridargli il nome e l'onore.

In politica interna il cambio è stato meno vistoso e rapido di quelli in
materia di politica internazionale e di diritti civili. Logico del resto,
perché Zapatero si trova a maneggiare due mine vaganti pronte a esplodere
e legate a una terza che è già esplosa con effetti tremendi: la
ridefinizione delle autonomie regionali in una Spagna «plurale» dopo gli
anni dell'ottusa ossessione anti-autonomista e centralista di Aznar (la
España una, grande y libre di memoria franchista); l'immigrazione, in un
paese che come l'Italia si è trasformato col tempo da esportatore a
importatore di persone e in cui il 6-7% dei suoi 43 milioni di abitanti
sono ormai stranieri; il rischio terrorista legato a entrambi questi nodi,
con quello basco inestirpabile da 30 anni e quello islamico che ha
mostrato la sua spaventosa incombenza l'11 marzo scorso.

Anche in questo caso, Zapatero ha preso il toro per le corna (siamo in
Spagna): è stato avviato un processo di revisione e ampliamento degli
statuti di autonomia delle 17 «comunità» regionali in cui dal 1978 è
divisa la Spagna, un paese dalle tante «nazionalità» diverse, alcune delle
quali - Paese basco e Catalogna prima di tutte - chiamano se stesse
«nazioni» tout court e reclamano il diritto alla secessione.

Quanto all'immigrazione, è ovvio che la Spagna, tornata (mediamente)
grande, (mediamente) ricca e (totalmente) europea, eserciti un'attrazione
fatale per i dannati delle terra (e anche per le varie mafie
internazionali). Nel 2004, secondo i dati dell'Istituto di statistica e
del ministero degli interni, gli stranieri residenti sono intorno ai 2,6
milioni, di cui un milione sin papeles, clandestini ma, come in Italia,
tollerati e ricercati più che dalla polizia da imprenditori e commercianti
per lavori al nero e salari miserabili. La Spagna non è più solo il nuovo
Eldorado - per ragioni storiche - dei sudacas, come qui chiamano
sprezzantemente i poveracci che piovevano a frotte dall'America latina,
prima profughi delle dittature fasciste negli anni `70-'80, poi delle
crisi economiche nelle «decadi perdute» delle successive democrazie
neo-liberiste. Ora - per ragioni geografiche - è anche la nuova Mecca dei
maghrebini e dei sub-sahariani che s'infiltrano spesso a Ceuta e Melilla,
le énclave spagnole sulle sponde marocchine, e sbarcano poi - quando non
affogano nella traversata dello stretto - sulle spiagge dell'Andalusia
(oppure più a sud, seguendo altre rotte, delle Canarie). La Spagna
zapaterista sta preparando una maxi-sanatoria e intanto, ancora insieme
alla Francia chiracchiana ma questa volta contro la Germania
schroederiana, si è detta contraria a quell'odiosa politica del governo
italiano, d'intesa con la Libia del colonnello Gheddafi, di creare campi
d'accoglienza in Africa, e nel caso specifico in Marocco, in cui ributtare
e abbandonare al loro destino i migranti presi appena sbarcati sulle sue
rive.

Novità sui media

Qualche novità inevitabile anche in un settore decisivo qual è quello dei
media. Nei suoi otto anni, alla Moncloa Aznar aveva messo le mani sui
giornali scritti, sulle radio e sulle televisioni. Censure, minacce,
licenze date e negate, ostracismi, interventi improntati al più puro
berlusconismo. Telegiornali che oscillavano fra Mimun e Fede. Zapatero non
poteva non annunciare cambiamenti. A cominciare dai vertici amministrativi
e giornalistici della tv di stato. Per il resto si vedrà (si parla di una
prossima licenza da dare al poderoso gruppo Prisa di Jesus Polanco, il
padrone fra l'altro del País, una sorta di liberal-socialismo alla
Repubblica, in cambio dell'appoggio dato ai socialisti).

Infine, la chiesa cattolica. Che con Aznar era tornata a godere degli
immensi privilegi fruiti durante la dittatura di Franco. Finanziamenti
statali in eccesso rispetto perfino a quelli stabiliti dal Concordato del
`53, scuole e università religiose sfacciatamente privilegiate,
insegnamento della religione elevato a materia d'obligo. Gruppi come
l'Opus Dei e i Legionarios de Cristo Rey che imperversavano sia nel
governo sia nella società. La chiesa ha protestato per le aperture sui
diritti civili - divorzio, aborto, matrimoni e adozioni omosessuali - ma è
sui finanziamenti e sull'insegnamento che ha annunciato prossime crociate.

E sull'economia?

L'unico campo poco o nulla toccato (finora?) rispetto alla precedente
gestione è quello dell'economia, a parte un ritocco delle miserrime
pensioni sociali. Un po' perché l'economia - con tutti le riserve
possibili e immaginabili e grazie anche al suo ruolo di primo ricettore
dei fondi europei destinati ai paesi più arretrati dell'Unione - era
considerata uno dei successi del governo Aznar, che era diventato il
crociato dei parametri di Maastricht e del Patto di stabilità, un po'
perché, come riconosceva off-the-records l'ex ministro popular
dell'economia Rodrigo Rato - scampato appena in tempo al naufragio, in
quanto eletto alla direzione del Fondo monetario internazionale - la
crescita economica negli otto anni del Pp, sempre consistente e superiore
a quella media dell'Unione, non sarebbe stata possibile se non ci fossero
state prima le misure liberalizzatrici del ministro dell'economia e
finanze dell'ultimo governo social-felipista, Pedro Solbes. Che dopo il
`96 andò a Bruxelles e nel `99 fu nominato da Prodi commissario per gli
affari economici dell'Unione europea e che ora è tornato a Madrid per fare
di nuovo il ministro social-liberale dell'economia e finanze e presentare
una legge finanziaria per il 2005 forse con troppa enfasi definita
«risolutamente sociale» e diretta verso «il cambiamento del modello
economico». Per adesso, grandi cambiamenti di modello non se ne vedono, a
parte una partita di un miliardo di euro destinati a finanziare un «piano
d'urto» sulle case che qui in Spagna costano una pazzia (d'altra parte, le
tre leve dei successi economici dell'aznarismo sono state i proventi delle
privatizzazioni, il turismo e il mattone).

In ogni caso, non ci son santi che tengano: in sei mesi c'è stato un
cambio di 180 gradi, nell'immagine e nella sostanza della Spagna. Con un
po' di fumo, forse, ma con una quantità di arrosto.

Dateci uno Zapatero

Il che provoca un malizioso dubbio finale. Dopo l'inattesa vittoria di
marzo, sull'onda dell'euforia la parola d'ordine del centro-sinistra in
Italia era «fare come Zapatero». Ora il moderatissimo Zapatero ha fatto e
sta facendo e ha fatto vedere che si può fare. Anche a costo di
scontentare poteri todopoderosos, come gli americani e la chiesa. Chissà
se solo sei mesi dopo i Prodi, i Fassino, i D'Alema ripeterebbero oggi che
bisogna «fare come Zapatero». Se Aznar era Berlusconi, ci sarà e chi sarà
lo Zapatero italico? (1-continua)
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
silvio b©
2004-10-31 00:01:38 UTC
Permalink
.................
Post by MauroM
In ogni caso, non ci son santi che tengano: in sei mesi c'è stato un
cambio di 180 gradi, nell'immagine e nella sostanza della Spagna. Con un
po' di fumo, forse, ma con una quantità di arrosto.
...............................................

Certo, per i fascistelli da bar dello sport Zapatero è un infame,
un traditore, uno che ha distrutto l'onore della Spagna.

Del resto, cosa ci si può aspettare da gente che sostiene uno
"statista" come Berlusconi ?
abarossa
2004-10-31 05:23:41 UTC
Permalink
"MauroM" <***@QuesTohotmail.com> ha scritto nel messaggio news:cm15bi$lfm$***@news.newsland.it...
. Io ritengo che Zapatero sia il
Post by MauroM
Spagna rovesciata Dalla A di Aznar alla Z di Zapatero
Concordo su tutto. C'è una cosa che mi aspetto ancora: aznar aveva fatto
mettere il bvavaglio al giudice Garzon per alcune faccende, sospese per
esempio l'inchiesta (o i processi?) a burlesquoni e dell'utri per le truffe
e l'evasione fiscale di Telecinco... mi aspetto che Zap faccia proseguire il
corso della Giustizia.


Se Aznar era Berlusconi, ci sarà e chi sarà
Post by MauroM
lo Zapatero italico?
Vedo Prodi e Bersani, magari anche Di Pietro e Enrico Letta.
--
abarossa
www.cappittomihai.com
Morirò senza diventare vecchio.
| (pampero)
2004-10-31 10:02:09 UTC
Permalink
Post by MauroM
Se Aznar era Berlusconi, ci sarà e chi sarà
lo Zapatero italico?
"Se parla spagnolo e si chiama Zapatero, euforia. Se parla italiano e
si chiama D'Alema, depressione. Siamo la sinistra, radicale e
schizofrenica." (jena) ;)
Post by MauroM
(1-continua)
Non continuare che i messaggi sono lunghi e non solo sei OT ma anche
fuori tempo massimo :)
--
"The captain said excuse me ma'am
This species has amused itself to death"
Roger Waters - 'Amused To Death'
Roberto Rosoni
2004-10-31 10:06:59 UTC
Permalink
MauroM, in data Sun, 31 Oct 2004 00:41:53 +0200, ha scritto in
Post by MauroM
Ciao a tutti,
Da qualche parte sul ng qualcuno ha dato del vigliacco a Zapatero.
Non io, che ho iniziato l'argomento (in questa tornata: è un argomento
già dibattuto). Testualmente ho scritto:
"Quello scelto da Zapatero è stato il modo ignominioso: il loro 8
settembre."

Il che implica diverse cose, tutte ben lontane da quanto sostieni.
Post by MauroM
A parte
che vigliacco è una parolo ridicola da usare in politica comunque
vigliacco è chi manda a morire i soldati per gli interessi degli altri
paesi.
Infatti è l'atto che è degno di ignominia, è ovvio che il termine non è
riferito alle doti della persona. Poi, ragionando in termini di pura
realpolitik - senza alcun giudizio morale quindi - non sono d'accordo
con il dire che i vari paesi, Italia inclusa, siano andati in Iraq per
fare interessi americani, bensì i propri. Operazione estremamente
cinica, ma non di asservimento. Altro punto fondamentale, vorrei che la
si piantasse di eleggere a Santoni della Pace Francesi e Tedeschi (beata
pacifistica ingenuità) che non sono andati per la stessa identica
ragione: semplicemente i loro interessi economici (do you know K. Marx?)
erano contro la destituzione di Saddam Hussein.
Post by MauroM
Forse Zapatero non doveve anticipare rispetto alle sue
dichiarazioni pre-voto, però aveva ragione.
ECCO IL PUNTO! Con questo "anticipo" ha trasformato un lecito cambio di
politica in una fuga ignominiosa. Ignominiosa per il suo paese, non per
lui. Poteva uscirne bene, ne è uscito di merda.
Una curiosità: non ho mai visto foto/filmati dei soldati spagnoli
esultanti di essere tornati a casa dopo l'inferno dell'Iraq. Ce ne sono?
Post by MauroM
L'iraq rimane un paese
occupato militarmente da una potenza straniera, e per lui la spagna non
doveva essere complice di questo crimine.
Non sarebbe cambiato niente gestendo il ritiro con i tempi ai tempi
*promessi*, salvo il dimostrare di essere un uomo di parola e non un
ommemmerda event-driven, che per un politico, specie a livello
internazionale, non è esattamente un bel biglietto da visita. Poni che
domani l'Italia abbia un qualche problema per il quale debba chiedere
l'aiuto di altri paesi e stabilire delle alleanze. Ci si potrà fidare
della Spagna e di Zapatero? No. I precedenti non lo consentono.
Fantastico. Peccato che ometti di dire che il "resoconto" è del
Manifesto. Questo ovviamente non invalida di per sé quanto scritto, ma
consentimi di non considerarlo "Verbo".

Poi, non mi si venga a dire che qualcuno in sei mesi raddrizza i
problemi di un qualunque stato. Il boom spagnolo è nato agli inizi anni
'90 e questo. Se vogliamo dire che Zapatero sta continuando questo
trend, benissimo. Se vogliamo dire che sta correggendo alcuni errori dei
precedenti governi, benissimo. Se invece vogliamo raffigurarlo come
l'eroe che sta tirando fuori la Spagna da un'immaginaria situazione
disastrosa, mi limito ad una sarcastica sghignazzata.

Tra l'altro, mirabile la citazione del cambio di rotta verso Cuba. Ma
perché i comunisti alla parola Cuba cominciano a salivare? Sembra un
esperimento di Pavlov!

Naturalmente non si può poi parlare sul Manifesto di qualsiasi cosa
senza tirare fuori Berlusconi e il berlusconismo. Cazzo c'entra il
berlusconismo con la guida di un paese a oltre 750 miglia nautiche da
qui?!?

Insomma, si dice che qua la destra stia mettendo su un regime
dell'informazione e delle idee. Forse è un'esagerazione, ma un fondo di
verità c'è.
Quello che è certo è che con articoli disgustosamente di parte come
quello da te citato (e buttato lì da te come se fosse un racconto super
partes) la sinistra comunista (cioè la sinistra a cui io non appartengo)
dimostra la propria abilità di irregimentare i propri adepti (perché di
chiesa si tratta in realtà).

Essere un uomo intellettualmente libero significa, ancora prima di non
credere alle palle che ti raccontano gli "altri", il non credere a
quelle che ti raccontano i "tuoi".

Ciao.
--
Roberto Rosoni
<***@tisLOCKcali.it> (Remove the lock in your replies)
LSCHD
2004-10-31 10:20:34 UTC
Permalink
Post by Roberto Rosoni
Poi, non mi si venga a dire che qualcuno in sei mesi raddrizza i
problemi di un qualunque stato.
Per Prodi, parole sue, ha detto che ci vorranno 15 o piu' anni per
risistemare le zozzerie di Berlusconi.
mine
2004-10-31 10:29:54 UTC
Permalink
Post by LSCHD
Per Prodi, parole sue, ha detto che ci vorranno 15 o piu' anni per
risistemare le zozzerie di Berlusconi.
ROTFL si è messo avanti per tempo, così potrà sempre dire che è la colpa è del
nanetto, né più né meno di quando quest'ultimo diceva che era colpa di chi
l'aveva preceduto!!!!
--
Ciao mine
http://metropolis.blogs.com/
Zuffolo
2004-10-31 10:45:01 UTC
Permalink
Post by LSCHD
Per Prodi, parole sue, ha detto che ci vorranno 15 o piu' anni per
risistemare le zozzerie di Berlusconi.

Esageeeraaatooo! Non avrà messo in conto, oltre al fuscello, pure la
preesistente trave :-?
ciao,
Zf
--
"Paghiamo metà dei poveri affinchè uccidano l'altra metà"
cit. Scorsese (Gangs of New York)
Zuffolo
2004-10-31 10:44:03 UTC
Permalink
Post by Roberto Rosoni
MauroM, in data Sun, 31 Oct 2004 00:41:53 +0200,
Post by MauroM
Ciao a tutti,
Da qualche parte sul ng qualcuno ha dato del vigliacco a Zapatero.
.........................................................
. Poi, ragionando in termini di pura
Post by Roberto Rosoni
realpolitik - senza alcun giudizio morale quindi - non sono d'accordo
con il dire che i vari paesi, Italia inclusa, siano andati in Iraq per
fare interessi americani, bensì i propri. Operazione estremamente
cinica, ma non di asservimento.
Bisogna armarsi di molta buona volontà per smentirlo, tuttavia a questo
punto della storia possiamo tranquillamente convenire che ci hanno fatto il
bidone.

Altro punto fondamentale, vorrei che
Post by Roberto Rosoni
la si piantasse di eleggere a Santoni della Pace Francesi e Tedeschi
(beata pacifistica ingenuità) che non sono andati per la stessa
identica ragione: semplicemente i loro interessi economici (do you
know K. Marx?) erano contro la destituzione di Saddam Hussein.
O prestiti da riscuotere (Russia) o buoni affari in corso (Francia e
Germania).
Post by Roberto Rosoni
Post by MauroM
Forse Zapatero non doveve anticipare rispetto alle sue
dichiarazioni pre-voto, però aveva ragione.
ECCO IL PUNTO! Con questo "anticipo" ha trasformato un lecito cambio di
politica in una fuga ignominiosa.

Qui non andiamo d'accordo. Vedo invece uno statista molto lucido in quanto
capace di arrendersi non appena subodorato il bidone. Del quale noi vogliamo
fingere di non accorgerci. Difatti la ricostruzione dell'Iraq e lo
sfruttamento del suo petrolio, ce li possiamo dimenticare.
Saranno dell'Iran (probabilmente assieme agli adepti di AlQuaeda). Non ce lo
rivelano forse tutte queste teste che stanno rotolando sul suolo iraqueno ?
:-(((
ciao,
Zf
--
"Paghiamo metà dei poveri affinchè uccidano l'altra metà"
cit. Scorsese (Gangs of New York)
Roberto Rosoni
2004-10-31 11:05:10 UTC